#JOBSDAY CISL: intervento personale su Garanzia Giovani e welfare in Italia

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Da ragazzo mi rendo conto che troppo spesso qui in Italia, qualsiasi sia il problema da affrontare o l’obiettivo da raggiungere, partiamo in ritardo oppure quando siamo pronti per partire, lasciamo che l’organizzazione sia gestita con modelli sbagliati.

In Inghilterra ad esempio, una nazione che ho visitato di recente, ciò accadrebbe molto difficilmente poiché comprendendo dove si sta direzionando il nuovo mercato del lavoro, perfino le realtà che nel nostro Paese rientrerebbero nello stereotipo di lavoro “precario” ( o ancora peggio tra le realtà “pagate a nero”), sono tenute ad assumere il personale – spesso proveniente dall’ estero, troppo spesso italiano – dopo un periodo di “prova” in cui si testa la dimestichezza con la lingua e l’attitudine alla mansione da svolgere, e con una retribuzione sufficiente per potersi autogestire in città con un costo della vita certamente inferiore alle varie Roma, Milano, Bologna ecc.

Dimenticavo inoltre che queste nuove realtà lavorative, spesso sono gestite da piccoli imprenditori provenienti dall’ Oriente, perfettamente integrati con la cultura occidentale e non adocchiati come parassiti o addirittura potenziali terroristi, ma questa è un altro discorso.

Mentre tutto ciò adesso accade fuori dai nostri confini, in Italia i NEET, l’acronimo di “not in education, employment or training” – che non lavorano, non studiano e non svolgono corsi/tirocini/attività – ragazzi con un’età pari o inferiore ai ventinove anni, toccano quota un milione e mezzo.

I NEET sono i ragazzi cui fa riferimento il Piano Garanzia Giovani che in diversi Paesi dell’ Europa pone un limite anagrafico per l’accesso più basso fissato a venticinque anni (lasciando intendere che tanti Paesi non hanno grandi problemi occupazionali per gli over 26) , soglia che in Italia è stata spostata a ventinove anni tagliando purtroppo fuori ad esempio tutti i trentenni ancora oggi disoccupati che sono un altro grande problema, non sarebbe giusto difatti focalizzarsi solo sulle nuove generazioni ignorando chi c’è prima.

Si stima che per l’Italia siano stati assegnati 1,5 miliardi di Euro per il Piano Garanzia Giovani, quindi questa volta non abbiamo nemmeno l’alibi dei fondi che non ci sono.

Un report ufficiale pubblicato giovedì 9 ottobre sul portale del Ministero, sostiene che sono registrati al Piano Garanzia Giovani 237 mila giovani NEET, le richieste prese in carico sono 53mila, quindi circa il 20%, le occasioni di lavoro al momento sono circa 17mila quindi pari al 7% degli iscritti, delle 17mila occasioni di lavoro il 70% sono al Nord, circa il 14% al Centro e al Sud; in particolare, criticità già evidenziata, le province di Taranto e l’area BAT stanno partendo con forte ritardo.

Ciò che ha maggiormente preoccupato è la poca incisività nella comunicazione del progetto; oggi bisogna comunicare ai giovani che non basta recarsi al CPI per trasmettere la domanda d’iscrizione aspettando di essere chiamati per un colloquio e sperando in un’occupazione provvisoria per fare denaro, ma non si è stati in grado di far capire ai giovani che bisogna considerare questo piano formativo come un punto di partenza per aumentare la propria professionalità e l’attitudine al lavoro, che tutto il lavoro oggi è basato su degli step di crescita (e che quindi il desiderio del ‘tutto e subito’ non è realizzabile in tempi di recessione) e per questo noi abbiamo bisogno dell’esperienza di chi ci ha preceduto, delle persone che hanno portato avanti questo Paese negli anni trascorsi e che devono essere il nostro appoggio affinché i problemi attuali ad esempio su come velocizzare le macchine burocratiche, rendere performanti innanzitutto chi ci lavora dentro e investire su tecnologie e infrastrutture all’ altezza e viaggianti alla stessa velocità del resto d’Europa, vengano definitivamente risolti se davvero vogliamo sentirci europei, visto che l’idea di Europa Unita non nasce adesso ne tantomeno negli ultimi dieci anni.

La comunicazione non può essere sostituita né con miriadi d’interviste né con fotografie e interventi continui sui social network, perché senza ‘la sostanza’, ‘la forma’ non fa altro che allontanare i giovani da questo Paese, e al momento le varie Germania, Francia, Inghilterra sembrano realtà ben più solide, più credibili e più vicine di quanto i confini geografici possano farci credere.