Dal benessere generale all’anti-Europa: come tornare indietro col passare del tempo.

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“Stabilire ed intensificare rapporti di fraterna collaborazione con organizzazioni sindacali democratiche di altri Paesi, allo scopo di contribuire al benessere generale ed alla pace tra i popoli “

Tratto dallo Statuto Confederale CISL

Roma 30 Aprile 1950

 

Sono passati esattamente sessantaquattro anni da quando queste parole furono messe nero su bianco nel I Congresso Confederale CISL, composto da semplici persone come lo siamo noi che si posero tra le tante cose, l’obiettivo di partecipare ad un progetto di pace comune.

Queste certezze derivanti dal dopoguerra e dalla voglia di ripartire con pieno spirito di comunità, oggi 30 Aprile 2014 a ridosso delle elezioni Europee, vengono messe in pericolo da una nuova politica di divisione e distruzione promossa – anzi aizzata – da correnti politiche di varia natura.

In Italia ci mettiamo ben poco ad appiattirci quanto ad esaltarci, e quindi gruppi di leghisti guidati dal  “nuovo” Salvini, parte di “Grillini” e fiammanti tricolori che si nascondono dietro all’inno di fratelli d’Italia (dove di fraterno c’è ben poco), ci provano e tentano di emulare la tendance estremista dei cugini francesi del “Front National”  guidati da Marine Le Pen, e la sua politica anti Euro, anti Nato ma pro xenofobia – vedesi condanna per violenza verso un gruppo di persone di diversa religione nel 2012 – presunti estremisti che si nascondono sotto la sigla di Euroscettici e che quindi tentano in ogni modo di cavalcare il malcontento verso tutto ciò che va oltre i nostri confini per rimediare il risultato sperato: un plebiscito contro l’Europa, contro l’Euro, contro tutto.

Andando quindi avanti nel tempo, sembra di essere tornati indietro e di parecchio; queste correnti alimentano una nuova voglia di rivalsa verso il prossimo, a differenza di quello che invece proprio il sindacato – la CISL in particolare – tenta di fare giorno dopo giorno nei posti di lavoro seguendo il “credo” della pace e della libertà di pensiero e di democrazia, sindacato che allo stesso tempo però viene bollato come “vecchio” ed inutile dagli stessi propagandisti di distruzione.

D’altronde si sa che imprecare contro il buio è più facile che accendere una candela, ma per le elezioni Europee è meglio che tutti sappiano che si possono raggiungere i traguardi di crescita e ripresa soltanto restando veramente uniti, perché per la ripresa dell’economia nel tempo della globalizzazione – dove è bene ricordare che tutti sanno ormai fare tutto – c’è la necessità del supporto dell’Europa; di conseguenza forse, di benessere e pace tra popoli, ne abbiamo più bisogno oggi che nel 1950.

 

Spending Review? Il prossimo taglio è da fare ai proclami da campagna elettorale

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Mentre Bonanni chiede al governo di intervenire sulla disoccupazione, in particolare sulla “falsa” occupazione che si identifica in 700 mila contratti a progetto e in 500 mila “finti lavoratori” con partita IVA, e mentre Susanna Camusso leader Cgil sottolinea le sue perplessità sulle attuali pensioni e su quelle future delle nuove generazioni, il governo Renzi inizia a dare le sue prime “risposte” alle parti sindacali fino ad oggi snobbate, e lo fa a mio parere nel peggiore dei modi, ossia rivisitando le risorse di agibilità per i dirigenti sindacali della pubblica amministrazione.

In tempi di taglio alle spese, si pensa bene di tagliare i “distacchi e dei permessi sindacali dei dirigenti, parametrando il numero agli organici attuali, fortemente ridotti nel corso degli anni rispetto al contratto collettivo nazionale 2004-2005”.
Personalmente da quando questo governo è in vita, è la prima volta che vedo interagire il Consiglio dei Ministri con le parti sociali, ma visto l’oggetto in questione, non credo sia un approccio utile per creare una vera intesa e dar vita ad un dialogo costruttivo, ma fondamentalmente un’altra mossa strategica in vista delle prossime elezioni.

E’ vero che le elezioni europee sono ormai prossime – anche con liste discutibili quali ad esempio “Bunga Bunga” o lo slogan “Io non Voto” – ma senza entrare nel merito di quanto possa essere effettivamente utile al Paese una “Spending Review” sulle agibilità sindacali nella pubblica amministrazione, il prossimo taglio che in questo momento serve maggiormente al Paese, è proprio quello ai proclami da campagna elettorale, per far sì che possa finalmente iniziare un serio e responsabile confronto tra governo e sindacati al fine di far ripartire la nostra economia e il sempre più affaticato mondo del lavoro.

Tornando dunque alle criticità nella pubblica amministrazione, prima che ai tagli sulle agibilità sindacali, ci sarebbe da discutere su come effettuare un ricambio generazionale concreto e indispensabile per rinvigorire un settore così complesso e in difficoltà; le idee ci sono e la Cisl insieme alle altre organizzazioni, è pronta a discuterle col governo, che però oggi sembra inavvicinabile, e lo sarà almeno fino al termine delle prossime europee.

Politica e sindacato; ciò che Obama dovrebbe suggerire a Renzi.

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“I” di Immagine, Innovazione, Incontro tra Barack Obama e Matteo Renzi, due leader che per motivi differenti stanno segnando e segneranno il destino di Usa e Italia, che a partire da stasera, forse saranno due Paesi un po’ più vicini.
Non fosse altro che l’incontro tra il democratico di Honolulu e quello di Firenze avviene praticamente nei giorni della riforma sulle province – oggi approvata al Senato – nel pieno delle polemiche sui manager pubblici e sui loro stipendi, in prossimità dell’aumento ai “nostri” di stipendi  e a ridosso delle elezioni europee.
Ma c’è dell’ altro, c’è da parlare di crescita, di nuova economia, di lavoro e di quesiti politici, quali ad esempio quello sui Maro’, e appurato che si parlerà davvero di tutto, aggiungerei che non potrà mancare la “I” stante a Irriverenza se l’ex sindaco toscano parlerà al collega d’oltreoceano, delle sue attuali relazioni industriali con Sindacati e Confindustria.

Una sfida a viso aperto la sua, che potrebbe – perché no – mutare qualora Obama, iniziasse tra le tante cose, anche a discutere di come lui ha gestito i rapporti con le parti sociali dall’altra parte dell’oceano, nei recenti anni di crisi in USA.

A dire il vero, i sindacati nazionali, o meglio le “UnionAFL-CIO e Change To Win,- che tra sigle e slogan poco si distinguono dai partiti politici – pare abbiano un peso politico e sociale più “soft” rispetto alla tradizione sindacale italiana, rappresentando più delle istituzioni che delle ideologie.

Non sorprende quindi che il neo-liberalismo di Obama abbia trovato terreno fertile nel dialogo con le due organizzazioni – in particolare con la AFL-CIO che sarebbe una sorta di unione dei sindacati di maggioranza – ma tornando a noi, in virtù della nuova impronta ‘americana’ che Renzi vuol dare al nostro Paese, è tenuto a muoversi dalla sua posizione preventiva verso Cgil, Cisl e Uil accettando il dialogo face to face – e non solo rispondendo tramite e-mail – cercando da un lato di smontare alcuni schemi predefiniti tipici di una parte sindacale, e al contempo costruire un nuovo modello di relazioni industriali contemporaneo e propedeutico alla crescita.

Qualora quindi i due discutessero anche delle relative relazioni sindacali rendendo la mia previsione fondata, se non basterà la lungimiranza di Obama per far cambiare idea a Renzi, potrebbe essere sempre più difficile creare nuove occasioni di dialogo efficace e utile allo sviluppo del lavoro; utilizzando un hashtag renziano, l’incontro con Obama potrebbe essere #lasvoltabuona, ma bisogna fare in fretta perché mentre il divario tra ‘poveri’ e ‘ricchi’ si allarga, il tempo stringe e i veri precari sono sempre più numerosi. #bastaomertasuiveriprecari