Alitalia – Etihad : volo all’ultima chiamata

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La fusione tra Alitalia ed Etihad Airways è necessaria, lo conferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi, lo ribadisce il segretario generale della CISL Raffaele Bonanni insieme alla CGIL.
Il referendum sugli accordi integrativi che prevedono oltre trenta milioni di euro di tagli sul costo del lavoro, non ha avuto però i riscontri sperati, sostanzialmente c’è l’assenso di CISL e CGIL mentre resta bloccata la posizione della UIL, infatti l’accordo firmato dalle organizzazioni di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl e Usb non è stato sottoscritto dalla UILtrasporti che dovrà indispensabilmente fare un passo indietro.
Parere personale – non può essere un caso che proprio in questi giorni la UILtrasporti abbia tenuto il suo congresso nazionale – che ha visto la conferma del segretario generale uscente Claudio Tarlazzi – e che quindi la mancata firma dell’accordo integrativo e il boicottaggio del relativo referendum indispensabile per l’intesa con Etihad, sia servito in qualche modo alla visibilità della federazione durante i giorni del congresso e della relativa “campagna elettorale interna” –
Il sindacato però deve pensare ad altro e deve tener conto innanzitutto di ciò che necessitano i lavoratori, le parole di Bonanni sembrano una sentenza: «La Uil sta giocando con il fuoco, gli arabi possono anche fuggire perché non sono abituati ai bizantinismi italiani» impossibile dargli torto, perfino lo stesso Ministro Lupi è in linea col segretario generale della CISL definendo «comprensibili solo da un marziano le divisioni sindacali», riferendosi chiaramente alla presa di posizione di ostruzione della UILtrasporti.
Oltre quest’aspetto ci sono altre varianti da analizzare; anche se il referendum tra i lavoratori indispensabile per l’intesa con Etihad ha visto la partecipazione solo di circa il 30% dell’intera forza lavoro di Alitalia a fronte di un quorum del 50%+1, è evidente come determinate categorie – su tutti i piloti e personale navigante – si sono in sostanza astenute dalla votazione seguendo gli inviti di UILtrasporti.
Ciò da vita a un’altra interpretazione del referendum poiché i lavoratori di Alitalia sono divisi tra chi è per la fusione con Etihad – alle condizioni stipulate da Fit-CISL e Filt-CGIL – e chi no, ma non in modo eterogeneo indipendentemente dalla mansione svolta, bensì quasi per reparti lavorativi, dove il settore d’ elite appunto dei piloti e assistenti di volo, seguendo la linea indicata da UILtrasporti, riesce – ad oggi 28 Luglio – a “tenere in ostaggio” oltre tredicimila lavoratori; questo dicono i numeri che sottolineano come tra i 5.400 tra piloti e assistenti di volo ha votato soltanto il 3 per cento dei dipendenti.
In virtù del fatto che come ricordato da Bonanni gli arabi possono anche fuggire“, una presa di posizione come quella della UILtrasporti non giova ai lavoratori, al settore dei trasporti nonché all’ immagine di un marchio come Alitalia che ha bisogno di rilanciarsi nel mondo; sarebbe davvero necessario che il dialogo costruttivo auspicato da Lupi e da Bonanni riprenda al più presto possibile, prima che la chance Etihad prenda definitivamente il volo, quello sbagliato.

Spending Review? Il prossimo taglio è da fare ai proclami da campagna elettorale

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Mentre Bonanni chiede al governo di intervenire sulla disoccupazione, in particolare sulla “falsa” occupazione che si identifica in 700 mila contratti a progetto e in 500 mila “finti lavoratori” con partita IVA, e mentre Susanna Camusso leader Cgil sottolinea le sue perplessità sulle attuali pensioni e su quelle future delle nuove generazioni, il governo Renzi inizia a dare le sue prime “risposte” alle parti sindacali fino ad oggi snobbate, e lo fa a mio parere nel peggiore dei modi, ossia rivisitando le risorse di agibilità per i dirigenti sindacali della pubblica amministrazione.

In tempi di taglio alle spese, si pensa bene di tagliare i “distacchi e dei permessi sindacali dei dirigenti, parametrando il numero agli organici attuali, fortemente ridotti nel corso degli anni rispetto al contratto collettivo nazionale 2004-2005”.
Personalmente da quando questo governo è in vita, è la prima volta che vedo interagire il Consiglio dei Ministri con le parti sociali, ma visto l’oggetto in questione, non credo sia un approccio utile per creare una vera intesa e dar vita ad un dialogo costruttivo, ma fondamentalmente un’altra mossa strategica in vista delle prossime elezioni.

E’ vero che le elezioni europee sono ormai prossime – anche con liste discutibili quali ad esempio “Bunga Bunga” o lo slogan “Io non Voto” – ma senza entrare nel merito di quanto possa essere effettivamente utile al Paese una “Spending Review” sulle agibilità sindacali nella pubblica amministrazione, il prossimo taglio che in questo momento serve maggiormente al Paese, è proprio quello ai proclami da campagna elettorale, per far sì che possa finalmente iniziare un serio e responsabile confronto tra governo e sindacati al fine di far ripartire la nostra economia e il sempre più affaticato mondo del lavoro.

Tornando dunque alle criticità nella pubblica amministrazione, prima che ai tagli sulle agibilità sindacali, ci sarebbe da discutere su come effettuare un ricambio generazionale concreto e indispensabile per rinvigorire un settore così complesso e in difficoltà; le idee ci sono e la Cisl insieme alle altre organizzazioni, è pronta a discuterle col governo, che però oggi sembra inavvicinabile, e lo sarà almeno fino al termine delle prossime europee.

La comunicazione soggettiva che fa male all’Italia del lavoro.

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Sarà per la mia attività sindacale in CISL, ma sinceramente non ce l’ho fatta.

Non sono stato in grado di resistere davanti a ciò che ho letto sulla sezione blog del sito del Corriere della Sera apri link e che in qualche modo, reincarna un modo di pensare diffuso circa la filosofia sindacale, o meglio di una parte di essa; e forse è proprio questa postilla la chiave di lettura di ciò che sto per esporvi.

Bonanni e il fumo negli occhi“, basta poco per poter accedere all’articolo con tale nome nello spazio che il noto quotidiano milanese riserva agli internauti.
Nello specifico si parla di un Bonanni – che per chi non lo sapesse è il leader della CISL – che a capo del sindacato più “potente e conservatore del Mondo” – ove con ‘potente’ non si vuole proprio fare un complimento, benché meno con ‘conservatore’ – attacca i “nemici” identificati in una non ben definita area di ” non garantiti ” che sarebbero identificabili nelle partite IVA, nei co.co.pro e nei servizi di libera impresa.
La CISL quindi, che a detta del blogger in questione – e quindi indirettamente anche dal Corriere della Sera che si assume le responsabilità della pubblicazione stessa – pur di tutelare i propri amici “garantiti”, ergo gli statali e i funzionari pubblici, attacca i privati denunciando le realtà di partite IVA false e contratti a progetto come identità di precariato.

Un tentativo sulla carta lungimirante di smascherare qualcosa che in realtà, non sussiste.
La CISL è stata la realtà sindacale che per prima ha parlato di detassazione basata sulla produttività, che si traduce in un premio al “merito” lavorativo, tradotto ermeticamente nel concetto basilare del “chi lavora meglio, paga meno tasse”.
Un modo di vedere e interpretare le politiche del lavoro quindi innovativo e che certamente non va a braccetto con le logiche di tutela dei cosiddetti “garantiti” , cioè quelli che, nel bene o nel male, il posto assicurato ce l’hanno, e che ad onor del vero e come tutti sappiamo, non sempre sono eccellenza di produttività a differenza delle realtà imprenditoriali private.
Con quale senso quindi, Bonanni attaccando i co.co.pro e le partite IVA false, vorrebbe tutelare il pubblico impiego che tanto muterebbe secondo i criteri di detassazione sulla produttività da sempre promossi dalla CISL?
Mi verrebbe da chiedere ciò al blogger e al Corriere della Sera, ricordando inoltre come, nella realtà dei fatti, a difendere a priori sul territorio il posto pattuito e quindi “garantito” si ostinano altre realtà e filosofie sindacali che ben sono distanti dalla CISL e che poi, fatti alla mano, costringono il Renzi di turno a dover prendere le distanze dalle parti sociali.

Chi vende fumo agli Italiani quindi, probabilmente sono proprio coloro che si ostinano sempre e comunque a dire “NO”,  e il corriere della Sera questo lo sa benissimo.